Trasloco: meglio il fai da te o l’aiuto da parte dei professionisti?

Per traslocare è meglio fare da soli? In effetti no, anche perché l’aiuto da parte di una ditta specializzata non solo ci solleva da alcuni incarichi particolarmente gravosi, ma ci consente anche di approfittare di servizi impossibili con il fai da te.

Si pensi ad esempio all’assicurazione sugli oggetti spostati o alla possibilità di utilizzare mezzi adatti a raggiungere ogni punto della casa senza fatica.

Il costo del trasloco

trasloco fai da teCiò che spesso porta alcune persone a decidere per il fai da te in questa importante occasione della vita è il costo delle ditte che effettuano questo tipo di servizio. Basta però richiedere un preventivo online trasloco per comprendere che si tratta di un servizio versatile e perfettamente modulabile. Volendo quindi si può risparmiare molto, evitando di pagare per tutto ciò che si può effettuare con grande anticipo.

I costi maggiori infatti si hanno per i traslochi tutto compreso, quelli per i quali il padrone di casa non fa proprio nulla, non solleva neppure un paio di scarpe o un copriletto. Ci sono però varie possibilità, dal rinunciare ai servizi non essenziali, fino a richiedere l’esclusivo trasporto dei beni fino al nuovo domicilio, o alla possibilità di affittare dei facchini.

Cosa si può fare da soli

Alcuni dei compiti da svolgere durante il trasloco non sono particolarmente gravosi, o si possono anche effettuare con grande anticipo. Si pensi ad esempio all’inscatolamento di abiti e suppellettili. In molti casi questa operazione si può svolgere varie settimane prima del trasloco, diluendone il peso nel corso dei giorni.

Si può anche preparare qualche scatola ogni giorno, inserendovi tutto ciò che non ci è del tutto essenziale, come ad esempio l’attrezzatura sportiva o gli arredi e le suppellettili del terrazzo o del giardino. Volendo si può anche coinvolgere qualche amico.

Cosa è meglio che facciano i professionisti

Durante il trasloco verso una nuova casa si sposta buona parte di ciò che si possiede, anche il divano del soggiorno e l’enorme e pesante scrivania dello studio. Sollevare questi oggetti, ma anche elettrodomestici e mobili vari, può essere causa di infortuni anche seri.

Inoltre in caso di caduta degli oggetti stessi si va incontro anche alla possibilità di danni ingenti. Meglio che queste operazioni siano effettuate da chi le fa di professione, che ha la forza necessaria, ma anche le capacità per svolgerle nel modo migliore possibile, senza rischiare la propria salute e i nostri mobili.

Dispositivi di protezione individuale: non risparmiare sulla qualità

Ci sono cose, come i dispositivi di protezione individuale, sulle quali non si può e non si deve mai risparmiare. La sicurezza viene prima di tutto, soprattutto nei luoghi di lavoro. Gli imprenditori più virtuosi lo sanno bene e conoscono anche a chi affidarsi per avere prodotti di ottima qualità nel pieno rispetto delle norme vigenti.

Chiunque cerchi dispositivi di protezione individuale non può permettersi, cioè, di affidarsi al miglior offerente pensando di risparmiare sulla spesa ed acquistare prodotti scadenti e che non tengano conto delle leggi europee in materia. Gli indumenti ignifughi devono proteggere i lavoratori dalle possibili ustioni, le scarpe infortunistiche devono attutire i colpi così come guanti, occhiali o caschi devono poter proteggere le parti del corpo per cui sono stati creati nel migliore dei modi.

dispositivi di protezione individuale

E’ oltretutto sempre meglio investire in dispositivi di protezione individuale di ottima qualità più che spendere i soldi dell’azienda a causa degli infortuni dei propri dipendenti. E’ stato calcolato, infatti, prendendo ad esempio medici e infermieri, che un semplice infortunio da puntura o taglio possa costare mediamente mille euro l’anno a causa dell’esecuzione degli esami specifici per la ricerca di agenti virali (HBV, HCV, HIV) e per la sostituzione del dipendente. Gli aghi che dispongono di un dispositivo di protezione e che possono prevenire gli infortuni di infermieri e medici costano poco centesimi di euro in più rispetto agli aghi sprovvisti di dispositivo, ma possono permettere di risparmiare i soldi per gli esami post trauma e per la sostituzione del dipendente che si è infortunato.

Mettendo su un piatto della bilancia la spesa per i dispositivi di protezione individuale e sull’altro piatto quella da sostenere in caso di infortuni a causa del mancato utilizzo dei dispositivi previsti per legge può subito balzare all’occhio come non sia per nulla saggio risparmiare sulla sicurezza dei lavoratori infischiandosene dei rischi che corrono svolgendo le proprie mansioni.

La gestione dei vari dispositivi di protezione individuale è, inoltre, un fattore da non sottovalutare. Si tratta di un’altra voce che finisce fra i costi dell’azienda e che potrebbe portare i datori di lavoro, anche in questo caso, a cercare erroneamente di risparmiare cercando così di eliminarla e finendo poi per spendere il doppio. Ogni spesa, infatti, se pianificata con cura  ed attenzione può essere diluita all’interno del bilancio aziendale senza creare alcun problema. I dispositivi di protezione individuale devono essere conservati in ottimo stato e mantenuti in efficienza. La loro sostituzione deve avvenire con tempestività proprio perché l’usura ne diminuisce le capacità protettive.

Professionisti del settore si occupano della manutenzione ordinaria e straordinaria di ogni dispositivo a intervalli di tempo prestabiliti accertandosi così che ogni lavoratore possa essere sempre protetto da qualsiasi rischio ed avvisando per tempo i referenti aziendali dello stato di ogni dotazione. Tale servizio, quindi, pur costituendo un costo aggiuntivo serve alle imprese perché permette loro, sul lungo periodo, di risparmiare ingenti somme di denaro. I dispositivi inefficienti non servono a nulla e costituiscono una perdita di denaro per l’azienda così come è inutile acquistare dispositivi che poi rimangono inutilizzati o sostituire quelli ancora validi.

Traslocare: il segreto è nell’organizzazione

Speso il giorno del trasloco risulta per molte persone essere caratterizzato da stress e tensione. Questo problema è dovuto in molti casi al fatto che si tende a non apprezzare subito le novità; inoltre in molti casi ci si trova a dover fare moltissime cose all’ultimo minuto, cosa che una buona organizzazione potrebbe risolvere molto rapidamente. Si può a tal proposito visitare anche i siti dedicati ai traslochi per saperne di più.

Come organizzarsi

organizzarsi al meglioIl segreto per un trasloco sereno sta nel cercare di valorizzare le novità cui stiamo andando incontro, piuttosto che crucciarsi su ciò che ci mancherà della vecchia casa. Quando sic ambia di domicilio nella maggior parte dei casi lo si fa per il meglio: una nuova casa di proprietà rispetto a quella in affitto in cui si viveva; un’abitazione più grande; un lavoro migliore in un’altra città.

In tutte queste situazioni il futuro ci sorride, dovremmo sempre pensare a questo, cercando di alleviare lo stress del trasloco preparandoci per tempo. Uno dei modi più efficaci per aprirsi alle novità e al futuro consiste nel riorganizzare gli armai di casa. Farlo prima di un trasloco, magari con qualche settimana di anticipo, ci permette anche di diminuire ampiamente le cose da trasportare.

Quando si pulisce l’armadio infatti si trovano spesso oggetti e abiti che non si utilizzano da tempo, che in questa occasione conviene scartare senza troppe remore. Se ciò che non vogliamo portare con noi è ancora in buono stato possiamo anche pensare di venderlo, magari tramite un siti di annunci. In questo modo otterremo anche un vantaggio economico dalla nostra operazione di pulizia.

Svuotare casa come esercizio zen

Lo spirito libero è colui che sa godere al meglio di qualsiasi situazione; libero significa anche privo di costrizioni, come sono ad esempio gli oggetti materiali che teniamo in casa. Per pulire la mente dai pensieri negativi può essere utile anche svuotare la casa di tutto ciò che contiene.

In  caso di trasloco si tratta di una necessità, ma possiamo considerarla come un’opportunità per fare chiarezza, non solo dentro di noi. Prepariamo quindi una buona quantità di scatole di diverse dimensioni e grandezze e riempiamole con ciò che abbiamo in ogni stanza.

Facciamo però attenzione al metodo di riempimento: ogni scatola non dovrà pesare più di 10-15 kg, e non dovrà contenere oggetti alla rinfusa, ma solo cose facilmente collocabili vicine. Questo ci permetterà di ritrovare le nostre cose una volta giunti nella nuova casa.

L’importanza della formazione professionale

La formazione professionale sta assumendo anno dopo anno un’importanza sempre maggiore all’interno del mercato del lavoro, rivelandosi un fattore fondamentale sia per le aziende, sia per i giovani o per i lavoratori in genere. Essa infatti da un lato viene incontro alle esigenze formative delle aziende, sempre alla ricerca di specialisti in vari settori, dall’altro è utilissima per quei ragazzi desiderosi di acquisire nuove competenze al di fuori dei classici iter accademici, o per i lavoratori che devono mantenersi aggiornati e si devono adeguare ai continui cambiamenti del mondo del lavoro.

formazione professionaleDobbiamo quindi distinguere due tipi di formazione professionale: la formazione di tipo iniziale, rivolta principalmente ai giovani che si accostano per la prima volta alla nuova realtà lavorativa e puntano a migliorare il proprio curriculum con nuove qualifiche e competenze quanto più ricercate; la formazione professionale continua, riservata a persone che già lavorano e hanno intenzione di migliorare le proprie competenze, ma anche a disoccupati in cerca di una riqualificazione che possa permettere loro un nuovo inserimento in ambito lavorativo.

Andando più nello specifico, possiamo inquadrare alcune delle categorie alle quali i corsi, in questo caso finanziati dagli enti pubblici, sono destinati: giovani e adulti in cerca di occupazione; donne; lavoratori in cassa integrazione o in liste di mobilità; lavoratori che necessitano di riqualificazione o aggiornamento professionale; soggetti a rischio di esclusione sociale.

Questo per quanto riguarda la formazione a carico di Regioni e Province, che ciclicamente emanano bandi pubblici per il finanziamento di corsi a tutti i livelli (post-scuola dell’obbligo, post-diploma, post-laurea, aggiornamento, collocamento e ricollocamento dei lavoratori) erogati da strutture formative accreditate e riguardo ai quali è possibile informarsi presso gli enti organizzatori, gli Assessorati alla formazione professionale di Regioni e Province, presso le Agenzie regionali del lavoro e gli Informagiovani.

Ma esistono anche corsi a pagamento, o comunque finanziati dalle aziende private per i propri dipendenti, che possono andare incontro alle esigenze di molte più persone intenzionate a continuare il proprio percorso formativo offrendo loro una vasta gamma di scelte in svariati ambiti professionali, dall’informatica all’elettronica, passando per il turistico, la moda, il settore finanziario e il sociale.

Un corso di formazione professionale può rivelarsi un’utilissima e gratificante alternativa ad altri percorsi, soprattutto per chi non ha più il tempo o le possibilità economiche per riprendere l’università, o per chi aspira a qualcosa in più all’interno dell’azienda in cui lavora. I corsi migliori durano in media dalle 500 alle 600 ore distribuite in vari mesi e si svolgono di solito in orari extra-lavorativi, per dare l’opportunità di frequentarli a chi ha già un lavoro.

In pochi mesi, con qualche sforzo in più ma senza interferire con la propria occupazione, si potrà così ottenere una qualifica in più da aggiungere al curriculum vitae. Qualifica che, ovviamente, deve quanto più andare incontro alle esigenze della propria azienda o del mercato. Scegliere il corso giusto è infatti fondamentale per ottenere i risultati sperati e per poter davvero diventare più competitivi sul mercato del lavoro.

Bisogna quindi scegliere il corso da intraprendere sì in base alle proprie attitudini personali, ma anche con un occhi sempre puntato su quello che ci sarò dopo, su cosa si vuole fare e su cosa ci chiede un mondo caotico e in mutamento come quello del lavoro.

Offerte di lavoro: secondo Infojobs è il Veneto la regione più dinamica

La recessione diminuisce, anche se di poco, mese dopo mese eppure imprenditori e commercianti continuano ad essere pessimisti fatto che nuoce e non poco agli affari. Per fortuna non tutte le regioni vivono la stessa situazione e c’è dove, più che in altri posti, si comincia a rialzare la testa.

A dare l’esempio è in particolare il Veneto dove nei primi sei mesi del 2016 le offerte di lavoro sono aumentate del 12,9%. Una crescita pazzesca rispetto allo scorso anno dove i primi sei mesi erano contraddistinti solo da licenziamenti e tagli agli stipendi. Anno nuovo vita nuova, invece, per moltissime aziende che, incassato il colpo, hanno riorganizzato il sistema e sono pronte a ripartire.

offerte di lavoroTra i motivi per cui l’Italia è stata colpita più di altri paesi dalla crisi, infatti, c’è soprattutto il fattore impreparazione. Gli italiani, in sostanza, che nel 2006 stavano vivendo un momento decisamente positivo, sono stati colti alla sprovvista dalla recessione, arrivata in maniera pesantissima e all’improvviso.

Gli incredibili dati registrati in Veneto ne fanno la terza stagione più attiva d’Italia. A snocciolare i dati è l’Ansa secondo la quale la regione di Romeo e Giulietta e del Canal Grande ha lanciato il 13,2% delle proposte di lavoro nazionali. A guidare la classifica dei settori più dinamici è il comparto della consulenza manageriale e revisione, che concentra il 17,9% del totale delle offerte di lavoro in regione, in crescita del 33,7%.

A rilevare questi numeri, così dettagliati, sul mondo del lavoro è stato l’Osservatorio di “InfoJobs”, uno dei portali più cliccati in Italia tra chi cerca lavoro o impiegati. I dati sono aggiornati al primo semestre di quest’anno.

Quanto agli settori che mostrano maggior dinamismo in Veneto, si segnalano quello delle telecomunicazioni, con il 15,7% degli annunci, quello del commercio e grande distribuzione, con una quota dell’11,9%, e l’Itc, con il 10,9% dell’offerta regionale; al quinto posto della classifica il settore dei servizi ambientali, con l’8,4%.

Le riforme strutturali introdotte nel 2015 – è stato il commento di  Giuseppe Bruno, General Manager di InfoJobs – stanno iniziando a dare risultati concreti dal punto di vista dell’offerta di occupazione in Italia, come testimoniano i dati del nostro Osservatorio per la prima meta dell’anno. Alla luce di questo, ritengo che questo trend di crescita possa continuare anche nel secondo semestre del 2016.