Tribunale ad hoc per il recupero crediti: il progetto delle banche italiane

Una sezione del tribunale dedicata alla risoluzione dei crediti deteriorati. È la proposta che l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, presenterà ufficialmente al Consiglio superiore della magistratura. Lo ha anticipato alla stampa Giovanni Sabatini, direttore generale dell’associazione.

tribunale per recupero crediti

Il progetto, per stessa ammissione dei banchieri, è ancora embrionale e in fase di studio. Ma la Commissione europea, che ha chiesto all’Italia uno sforzo in più per ridurre lo stock di crediti deteriorati, continua a premere, nonostante gli ultimi dati abbiano dimostrato una riduzione dei crediti sofferenti tra dicembre 2016 e gennaio 2017.

Da qui l’idea dell’Abi, che ha già sondato sul tema del recupero crediti e delle crisi d’impresa il parere dei magistrati, ottenendo da questi un’apertura di massima per rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari. La proposta su cui stanno lavorando i banchieri è basata sull’istituzione di una sezione specializzata nell’accelerare le pratiche e le procedure esecutive di risoluzione dei crediti sofferenti – in particolare di un’apposita sezione all’interno dei Palazzi di Giustizia per gestire l’escussione della garanzia immobiliare – razionalizzando i procedimenti e abbattendo i tempi.

Una novità nel settore del recupero crediti che andrebbe ad aggiungersi alla proposta di legge “Disciplina dei servizi per la tutela del credito” presentata a febbraio in Parlamento e volta ad ammodernare un panorama normativo (nello specifico l’articolo 115 del Tulps, il Testo unico leggi di pubblica sicurezza) risalente al 1931, considerato dagli addetti ai lavori non più adeguato alla realtà economica e sociale italiana.

In particolare, la proposta di legge – che ha già ottenuto la ‘benedizione’ dell’Osservatorio Imprese e Consumatori (OIC) -, prevede la formazione obbligatoria per gli operatori del recupero crediti, l’istituzione di un organismo di controllo, misure per rintracciare più agevolmente il debitore irreperibile (distinguendo in questo caso tra chi non può e chi, invece, non vuole pagare, tramite la registrazione delle telefonate durante le procedure di sollecito o recupero) e un Fondo di solidarietà a vantaggio di chi si trova oggettivamente in difficoltà e non riesce a saldare il debito.

Bitcoin: risultati di fine anno e previsioni per il 2017

Risultati sempre più esaltanti per i Bitcoin, la moneta virtuale creata nel 2009 dallo sviluppatore Satoshi Nakamoto. Nei giorni scorsi infatti i Bitcoin hanno raggiunto un valore di oltre 930 dollari, con un guadagno superiore al 123% per quest’anno, avendo esordito a 430 dollari il 1 gennaio scorso.

Non siamo ancora ai massimi storici di oltre i 1.200 dollari del novembre 2013, ma la moneta digitale sta diventando sempre più interessante sotto il profilo dell’investimento, avendo performato meglio di ogni altra categoria di asset nel 2016, a dispetto degli analisti che ne vedevano il declino imminente.

bitcoin previsioni 2017Ma cos’è che sta dando la spinta decisiva al sistema Bitcoin? Sicuramente negli ultimi tempi sta incidendo parecchio l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, con un relativo e incisivo cambio di passo della nuova amministrazione in fatto di rapporti con il resto del mondo, soprattutto quelli con Cina e Messico, in netto peggioramento.

È soprattutto la Cina ad interessarci. Pechino è attraversata da oltre un anno da ingenti deflussi di capitali. Nel solo terzo trimestre del 2016 sono fuggiti dal colosso orientale più di 200 miliardi di dollari, riducendo le riserve valutarie a poco più di 3.000 miliardi, in calo di circa 600 miliardi dall’agosto dello scorso anno. Il cambio tra yuan e dollaro è scivolato del 6,5% a quasi 7 quest’anno, ma gli analisti stimano che possa indebolirsi ulteriormente nel 2017.

Proprio queste aspettative pessimistiche sulla moneta cinese, ai minimi da 8 anni e mezzo, starebbe spronando gli acquisti di Bitcoin da parte degli investitori cinesi. Altre informazioni utili le puoi trovare su http://www.tradingbitcoin24.com/ dove trovi guide utili sui bitcoin.

Anche India e Venezuela stanno contribuendo a risollevare le sorti dei Bitcoin. Entrambi i paesi hanno di recente ritirato dalla circolazione le banconote dal taglio più elevato, pari rispettivamente all’86% e al 48% del contante disponibile. E nel paese sudamericano risultano esplose del 400% le ricerche sui Bitcoin, nel corso della scorsa settimana, mentre nel sub-continente asiatico sarebbe raddoppiati gli investimenti nella moneta digitale, pur restando relativamente bassi.

Resta da vedere quanto questi singoli eventi, dalla natura presumibilmente transitoria (meno per la Cina), possano influire sul trend dei Bitcoin nel 2017. In generale, la presidenza Trump dovrebbe provocare diversi cambiamenti geo-politici, in grado di influire sull’andamento dei mercati e, quindi, anche di asset alternativi come la moneta virtuale. Inoltre, non mancheranno nuove tensioni nei mesi prossimi, come i diversi appuntamenti elettorali nell’Eurozona (Olanda, Francia, Germania e forse Italia), con probabile nuova corsa agli acquisti di Bitcoin.

Imparare il trading online: corsi e pratica sul web

Da qualche anno a questa parte si sente spessissimo parlare di un’attività relativamente giovane fatta su misura per guadagnare standosene comodamente seduti davanti al proprio pc: il trading online.

Investire in Rete può davvero consentire di fare “soldi facili”? Non è tutto così semplice: stiamo comunque parlando di un mestiere complicato e se si vuole sul serio veder fruttare i propri investimenti, bisogna prima di tutto capire una cosa fondamentale: il trading online è un qualcosa di molto serio che necessita di attenzione e, soprattutto, della dovuta preparazione.

imparare il trading onlineStudiare quindi è importantissimo, ma lo è anche capire “dove” studiare e a chi affidarsi. Esistono infatti tantissimi corsi, più o meno a pagamento, che preparano i futuri trader, e comprendere quali siano quelli seri, i più affidabili, è il primo passo per avere successo.

E poi c’è un’ulteriore alternativa: ricorrere ai corsi messi disposizione dalle piattaforme di broker online. Molti siti di broker, gli stessi che, quando saremo pronti, ci guideranno nella vera e propria attività di trading, offrono infatti dei corsi di formazione che sono davvero l’ideale per chi è alle prime armi, perché riescono a combinare al meglio teoria e pratica, risultando tra l’altro del tutto gratuiti.

I maggiori broker ormai hanno capito che garantire la migliore formazione possibile è necessario per attirare nuovi utenti e quindi fanno a gara a proporre i corsi migliori. Corsi semplici, divisi per argomenti e temi, che prendono per mano il trader e lo conducono passo passo all’interno del mondo del trading online.

Cosa c’è di meglio di un corso opzioni binarie, o un corso specifico per il forex, prima di affrontare sul serio un’attività così complessa, ma dalle prospettive di guadagno così ampie?

Questo vale per quanto riguarda la teoria. Ma chi vuole avere anche la giusta dose di pratica? Niente di più facile: i broker online completano l’iter formativo mettendo a disposizione dei loro utenti le cosiddette piattaforme demo, mercati virtuali in cui si possono mettere in atto tutte le operazioni del trading online senza rischiare niente, muovendosi unicamente con un capitale fittizio e mettendo in pratica quello che si è imparato a lezione, le varie strategie e i trucchi del mestiere.

A questo punto il percorso potrà definirsi realmente concluso e il trader sarà pronto per affrontare i mercati reali. Se avrà tutto al meglio, il trading online per lui non riserverà brutte sorprese.

Borsa: l’importanza dei broker finanziari

Negli ultimi tempi, nonostante una congiuntura economica difficilmente definibile “favorevole” e una crisi finanziaria che non accenna a cessare, il numero di piccoli investitori pronti a tutto pur di avere successo in Borsa è salito a dismisura. Ciò accade soprattutto grazie alla Rete e alle nuove potenzialità offerte dal mondo dell’informatica, che hanno permesso a molti ragazzi in cerca del giusta occasione di avvicinarsi con più facilità alla finanza.

broker finanziariStiamo del resto vivendo in pieno l’era del trading online e oggi è sempre più semplice iniziare a giocare in Borsa, bastano pochi click e si è dentro. Ma attenzione: è altrettanto facile uscirne fuori con il portafoglio svuotato. Sono in tanti i trader alle prime armi che tendono a sottovalutare i mercati finanziari, e sono in tanti a rimanere scottati. A questo punto, la mossa più giusta da fare è anche quella più classica: rivolgersi a un broker finanziario.

Il broker è quel professionista che fa da intermediario tra l’investitore e il mercato, colui che immettere sul mercato gli ordini di compravendita, ovvero le richieste di acquisto e/o vendita del cliente. I broker disponibili sulla piazza sono migliaia e scegliere tra questi, districandosi tra grandi società di brokeraggio e aziende più piccole ma comunque in crescita, non è certamente un’impresa facile.

Da questa scelta può dipendere però il successo delle nostre operazioni in Borsa. Scegliere il broker giusto è fondamentale. E non bisogna pensare che siano tutti uguali: ogni tipologia di trading (scalping, intra-day, a medio termine, ecc.) ha il suo esperto e rivolgersi a quello giusto farà la differenza.

Finora però abbiamo parlato di professionisti “reali”, di persone che si mettono al servizio dell’investitore. Per chi invece punta tutto sulle potenzialità del trading online e pensa di avere sufficiente esperienza per farcela da solo, il termine “broker” ha assunto un altro significato. Nel mondo della Rete, le piattaforme broker sono quei particolari portali internet che ci permettono di entrare nei mercati e che ci guidano con automatismi e supporti online.

Il discorso però non cambia: bisogna sempre scegliere la piattaforma che faccia al caso nostro, cercando nel web finché non troviamo quella che ci soddisfa pienamente. Occhio però, rivolgetevi sempre a broker online autorizzati e regolamentati dalla CONSOB e dagli altri organismi certificatori internazionali. Solo così sarete certi di andare sul sicuro e le vostre operazioni saranno tutelate al 100%. Con il supporto giusto, il vostro trading potrà cominciare.

Un nuovo modello economico: la sharing economy

Negli ultimi anni si è sentito spesso parlare di consumo collaborativo, o sharing economy, ma mai come in questi mesi tale fenomeno si è rivelato in così forte espansione. Sempre più consumatori infatti cercano servizi alternativi a quelli classici e la risposta sembra essere proprio nella sharing economy.

Ma di cosa si tratta? Questo termine definisce un modello economico basato su di un insieme di pratiche di scambio e condivisione, un modello che vuole proporsi come alternativo al consumismo tradizionale, riducendo così l’impatto che quest’ultimo provoca sull’ambiente. La Sharing Economy promuove, così, forme di consumo basate sul riutilizzo invece che sull’acquisto, sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

sharing economyQuando si parla di “economia della condivisione” si pensa immediatamente a Uber o Airbnb, ma in realtà il mercato è alquanto vario e non è detto che i settori più pubblicizzati siano quelli più importanti. Questo, almeno, è quanto emerge dalla recente indagine “Shared, Collaborative and On Demand: The New Digital Economy” condotta da Juniper Research.

I dati ottenuti rivelano che il il 50% degli adulti statunitensi intervistati afferma di aver acquistato diversi prodotti su siti come Etsy, Pinterest o Ebay: piattaforme che, probabilmente, non vengono considerate appartenenti al mercato della sharing economy. Un altro buon esempio è quello di StubHub, servizio che permette ai possessori di biglietti di rivendere i propri posti e che il 28% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare con una certa frequenza. Solo il 15% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto ricorso a servizi come Uber o Airbnb.

A questo proposito eMarketer ha rilevato che, nel 2015, ci sono stati 10,3 milioni di utenti che hanno utilizzato servizi di Home Sharing. Per quanto concerne il 2016, invece, si prevede una crescita ad un tasso del 22%, pari a 12,6 milioni di utenti, cifra che raggiungerà i 14,5 milioni nel 2017.

Si tratta di cifre interessanti, ma che in realtà non rappresentano percentualmente ancora grandi fette di popolazione. Ad esempio, i 12,6 milioni di utenti di quest’anno rappresentano solo il 5,0% della popolazione adulta degli Stati Uniti. Allo stesso modo, se guardiamo al 2020, quando si stima di raggiungere i 19,3 milioni di utenti, arriviamo ad un totale di 7,4% della popolazione adulta.

Una più intensa penetrazione è prevista negli anni a venire: eMarketer stima che ci saranno 27 milioni di utenti nel 2016, pari al 10,8% della popolazione statunitense. Il prossimo anno il numero utenti crescerà fino a 30,9 milioni, vale a dire il 12,2% degli adulti negli Stati Uniti.